Escursione di domenica 21 ottobre 2018.

“Cippo Grandinetti – Cima Dolcedorme” -  Parco Nazionale del Pollino.

Partiamo da Colle Impiso, dopo un breve briefing, dove gli accompagnatori Gabriele Fera e Claudio Pileggi decidono di formare due gruppi che percorreranno insieme solo una parte dell’escursione, ci immergiamo nel bosco del sentiero Dei Carbonari dai Piani di Vacquaro, proseguendo per il bosco di Chiaromonte di Piano Toscano per poi arrivare ad un’altitudine di  mt 1970 dei Piani del Pollino. Si prosegue ancora insieme salendo a Colle Malovento e, arrivati a Passo di Timpa di Valle Piana, mt 2163, ci separiamo. Il gruppo condotto da Claudio prosegue per la cima del Dolcedorme  percorrendo la via classica, mentre quello guidato da Gabriele, di cui ho fatto parte, dal Passo di Timpa Valle Piana scende per Cippo Grandinetti a mt 1945, nella Valle della Grande Frana; è proprio partendo da qui che racconto la mia esperienza. 
Si tratta di un gruppo eterogeneo, sia per la preparazione fisica che per la tecnica, ma amalgamato e rafforzato da una medesima volontà: rendere omaggio alla memoria di un grande uomo, stimato da tutti, un vero appartenente (nel senso vero del termine) al CAI “Leone Grandinetti”. Gli otto componenti, sotto la guida prudente e premurosa del presidente, ci dirigiamo verso il punto dove è collocato il Cippo Grandinetti.
Pur essendo distanziati, avvertiamo un forte senso di solidarietà che  ci rende sereni e fiduciosi, nel percorso alquanto aspro e difficoltoso.
Mentre si scende repentinamente di quota, qualche nuvola fa capolino dalla cima che si erge, come un gigante, superbamente, verso il cielo, mentre uno strato compatto di nebbia, bianca come la neve, è a noi sottostante alzandosi e abbassandosi, senza generare preoccupazione, ma, come presenza amica, ci accompagna nel nostro percorso, anche se in alcuni tratti, sembra volerci avvolgere. Ma, come d’incanto, la nebbia, si dissipa e scende di livello, quasi a volerci indicare con nitidezza il luogo in cui il socio Leone Grandinetti si è fermato per sempre nella sua vita terrena.
Qualcuno ha la sensazione che quel luogo è ormai animato da tante presenze sinergiche.
In pochi attimi ci ritroviamo, uniti in un commosso saluto e pensiero che viene  esteso ai soci che lo accompagnavano e lo hanno vegliato, nonché ai valori profondi ed autentici del CAI.
Con animo sereno ci dirigiamo quindi verso la cima, percorrendo l’ultimo tratto del percorso, meglio noto come la “direttissima”.
Qui, ciascuno di noi si concentra, in uno sforzo fisico straordinario, specie quelli privi di specifica esperienza, verso ciò che sembra una vera e propria “ascensione” verso la cima. Mai manca il sostegno dei più esperti, tanto da realizzarsi una “magica” condizione di gruppo così compatto da sembrare una sola persona, una sola “essenza”.
La Valle della Grande Frana diventa quindi il fantastico contesto in cui  la forza di volontà ed il forte senso di appartenenza ad una gloriosa associazione, sviluppano intese, solidarietà, emozioni e sentimenti che rimarrano indelebili nell’animo di tutti i partecipanti.
In cima al Dolcedorme avviene ciò che di rito si verifica ogni volta che componenti del CAI e di altre associazioni vi giungono. Contestualmente alla firma ed alle foto, si manifestano le emozioni personali e del gruppo che assumono forme ed intensità, sempre diverse, sempre indimenticabili, e che restano impresse nella memoria collettiva e personale.
Mentre ci incamminiamo verso il ritorno, e il freddo comincia a farsi sentire, si avverte una sensazione non ben definibile, come di un’energia particolare che si attiva ed aleggia intorno a noi, quasi come una presenza altra, che vuole unirsi, commossa, nella straordinaria esperienza vissuta.
Si comprende il fenomeno quando, nel libro che testimonia l’arrivo in cima, si scorge un nome: Rosanna. Si intuisce che rappresenta una vita, un affetto, non più presente che una mano delicata e leggera ha inteso portare sin lassù per farla rivivere, affidandola all’eternità ed alla maestosità del Dolcedorme.
Indimenticabile giornata. Grazie CAI 

 Agazio Mellace

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