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E’  tornare indietro nel tempo…

Una due giorni nel cuore della Basilicata. In 22, partiamo dalla calabria per raggiungere le dolomiti lucane, una deviazione ci  permette di attraversare Craco vecchia,  un borgo fantasma in pietra che sorge su uno sperone roccioso tra le campagne della basilicata. Gravemente danneggiato da un terremoto è stato abbandonato dai suoi abitanti negli anni ‘60. Il mistero che lo avvolge  ci incuriosisce, e nonostante il divieto di accesso, qualcuno   si addentra nel suo interno per osservare qualche piccolo scorcio nell’assoluto silenzio della natura.  Si prosegue  verso Accettura (MT), nostra sede alberghiera e luogo celebre nel  mondo per l’ antichissimo rito nuziale fra due alberi. Infatti nel giorno dell’Ascensione, taglialegna e boscaioli vanno alla ricerca dell’albero più alto e dritto del bosco di Montepiano, l’albero del “maggio”, mentre il  giorno della Pentecoste, i giovani nei boschi vanno alla ricerca della “cima”, un agrifoglio spinoso e ramificato, che diventerà la sposa del “maggio”. Dopo un breve  riposo, nel pomeriggio  iniziamo la visita verso i luoghi magici che ci svelano i due incredibili abitati, Castelmezzano e Pietrapertosa. Ci troviamo nel centro della Basilicata,  nel cuore del Parco regionale Gallipoli-Cognato – Piccole dolomiti lucane, chi visita questi posti è  come fare un viaggio indietro nel tempo tra paesaggi selvaggi, maestosi, incontaminati, dal fascino primigenio. Basta percorrere l’antico tratturo denominato “ delle sette pietre” (sentiero 201 Cai) che collega i due centri abitati,  per rendersene conto. Da qui sono passati greci,  longobardi, normanni, arabi, quest’ultimi hanno lasciato tracce della loro permamenza nelle caratteristiche abitazioni che si trovano nel   quartiere denominato “Arabata”. Anche i “Templari” hanno lasciato traccia,  possiamo trovare segni della loro presenza lungo le vie pricipali di Castelmezzano, in particolare nella Chiesa di Santa Maria dell’Olmo ( una croce templare è all’esterno delle proprie mura).Guglie di roccia che s’innalzano al cielo tra sconfinati panorami di boschi e foreste, ogni guglia ha  una conformazione diversa  che nell’elenco  della fantasia popolare ha dato nomi diversi: il becco della civetta, l’aquila reale, il gufo, l’incudine. A generare questa meraviglia è stata l’azione erosiva degli agenti atmosferici combinata a quella dei fiumi e torrenti che li attraversano. Le strade per raggiungere i  due borghi “battezzati” fra i più belli d’Italia e fra i più alti della basilicata,  sono tortuose, acclivi, difficili, danno la sensazione di toccare “terre estreme”  e forse per questo riescono a mantenere un fascino ancestrale.  Nei punti più inaccessibili nidificano specie di uccelli quali il nibbio reale, il falco pellegrino e non è difficile identificarli mentre liberi volano tra l’infinito azzurro del cielo, anche perchè attraversando i sentieri che conducono alla roccia delle dolomiti lucane, ti trovi a tu per tu con il cielo. Per gli amanti delle emozioni forti, c’è la possibilità di compiere un’esperienza unica e indimenticabile: il “volo dell’angelo“. I soci Claudio e Rosanna ci sono riusciti, imbracati a pancia in giù a due cavi di acciaio,  sospesi a 400 metri d’altezza hanno “volato” tra i due borghi ad una velocità di 120 Km orari, trasformandosi  per qualche minuto i veri e propri angeli in volo…complimenti!!! Camminare in questi luoghi  è tornare veramente indietro nel tempo…                                               Accompagnatore dell’escursione il  Socio Cai  Marco Garcea

Per il video: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=sdDxgqQyXzo

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