Escursione “3 Arie” – fiume Melìto

Domenica 25 agosto 2019

Purtroppo l’ormai consolidata, quanto errata, mentalità che negli anni ha stereotipato la montagna catanzarese, identificandola solo ed esclusivamente nella montagna “silana”, ha indotto gli organizzatori a prendere nella dovuta considerazione una cospicua parte di territorio montano più limitrofo alla città, ma che racchiude in sé tutte le caratteristiche proprie dei sistemi montani. Codesta concezione risulta essere limitante sia sotto l’aspetto socio-antropologico sia, ancor più, da un punto di vista socio-economico. È ovvio che così facendo non solo sfuma l’occasione di conoscere, apprezzare e godere di un territorio dalla bellezza indiscussa con luoghi di vero e proprio incanto, ma soprattutto, con un’adeguata amministrazione e una gestione eco-sostenibile del territorio, si potrebbero innescare dinamiche proficue sia per gli abitanti del luogo (vedi Sila) sia per l’Ambiente locale in senso più ampio.
Il sentiero oggetto di escursione si articola tra i comuni di Gimigliano e Sorbo San Basile, entrambi compresi nella provincia di Catanzaro.
Partiti da contrada Tre Arie, quota 600 m ca. s.l.m., e percorrendo all’incirca 1 km su una stradina a tratti mista di asfalto, cemento, ciottolame si giunge in località Biamontino.
Già in questo primo tratto si ammirano meravigliosi panorami: ad est il Mar Jonio, ad ovest il Mar Tirreno (nelle giornate con cielo terso si scorgono le isole Eolie), a sud i monti delle Serre,  Montecovello e Fossa del Lupo, i comuni tra Catanzaro e Lamezia Terme a ridosso della S.S. 280 “dei 2 Mari” quali Tiriolo, Marcellinara, Miglierina, Pianopoli, Feroleto Antico e a nord le Montagne della Sila e del Reventino.
Sin dalla partenza, e lungo tutto il percorso, abbiamo avuto modo di incontrare una variegata vegetazione costituita da maestose querce secolari, castagni, prati spontanei, boschi di latifoglie e una moltitudine di specie di funghi.
Per quanto concerne la fauna è possibile incontrare scoiattoli, ricci, volpi, cinghiali, lepri, fagiani, gufi, ghiri, e i falchi con le loro spettacolari evoluzioni aeree.
Proseguendo si è giunti in località Biamontino. Attraversato un modesto grappolo di abitazioni ci si trova ad imboccare il vero e proprio sentiero e dopo un paio di km si giunge in località Carenza.
Qui si trova la torretta di ispezione dalla quale si accede ad un tunnel di circa 1,5 km “attraversata” dall’acquedotto Visconte, voluto da Gioacchino Murat, cognato dell’Imperatore Napoleone Bonaparte. I lavori dell’acquedotto ebbero inizio in epoca Borbonica e furono ultimati dopo l’unificazione d’Italia. All’interno la galleria,  si presenta percorribile tramite un marciapiede laterale alla condotta idrica. Questo fu il primo che alimentò la città di Catanzaro.
Proseguendo si scorgono in lontananza le montagne del Reventino con i suoi castagneti e i folti boschi di conifere della Sila. A circa metà percorso si ammira lo stupendo ponte ad arco in pietra delle Ferrovie Calabro-Lucane, quale esempio di alta ingegneria infrastrutturale del tempo, che dà l’impressione di essere sospeso sul fiume Melìto.
Durante il percorso, su ambo i lati, si osservano numerosi ruderi di fabbricati, abitati agli inizi del 1900.
Proseguendo per 3 km si è giunti nel territorio del comune di Sorbo San Basile, in località Canne. Qui si entra nel “cuore” dell’escursione. Con occhi attenti,  rimanendo ancorati a quelli che sono i dettami CAI-TAM, e ad uno sterminato quadro normativo, abbiamo avuto modo di constatare quanto l’Uomo possa essere invasivo e dannoso per la Natura, per l’Ambiente e, non di meno, per se stesso. Abbiamo potuto osservare come una vasta area di territorio di ben 400 ettari, sia stata devastata da un cantiere che ancora oggi è presente in loco e, come nelle migliori tradizioni proprie del Sud, ma italiane in genere, l’opera è stata abbandonata rimanendo incompiuta. Trattasi di territorio espropriato ai legittimi proprietari (privati cittadini) i quali, dopo una vita di stenti, sono stati privati delle proprie case e terreni; utili quest’ultimi al proprio sostentamento. In detta area sarebbe dovuta sorgere la diga del Melìto, con relativo lago, alimentata dall’omonimo fiume. Per il compimento dell’opera – che è solo al 10% di realizzazione – sono stati già spesi 88 milioni di euro. Nel 1990, l’appalto era di 115 milioni di euro. Dopo la transazione con la ditta esecutrice, che ha rivalutato il progetto, si è arrivati a 212 milioni. La situazione attuale vede una vasta area di territorio spopolata, abbandonata a se stessa, depauperata delle proprie caratteristiche floro-faunistiche originarie e con una ferita che non potrà mai più cicatrizzarsi. Ma al peggio non c’è mai fine…!!! Ancora più inquietante risulta essere l’inerzia operata dalle varie istituzioni preposte succedutesi nel tempo e come nessuna di esse abbia messo in atto concretamente, nei lunghi tempi trascorsi, azioni tese a far ripartire i lavori ovvero imporre la bonifica dei luoghi alle ditte esecutrici dei lavori, ovvero intraprendere azioni mirate ad un più possibile ripristino dello stato dei luoghi originario. Azioni queste che, ove ce ne fosse stata la volontà, si sarebbero poste come risposte alle Amministrazioni precedenti e come linee guida per quelle future. L’opera, grazie ad un bacino di 100 milioni di metri cubi, avrebbe dovuto servire tutta l’area centrale della Calabria.
Accantonato per un attimo il dramma su esposto, rimane negli occhi e nel cuore dei partecipanti, dai più grandi ai più piccini, la soddisfazione della bella giornata trascorsa in compagnia, calati in posti suggestivi, luoghi nei quali è possibile immergersi rendendo possibile il distacco dalla routine quotidiana, il rigenerarsi, che a loro modo ripagano dalle malefatte perpetrate.
Buona Montagna.
Antonio Campisano