Si parte da Marcellinara per raggiungere Madonna di Porto, camminando lungo la tappa del Sentiero Italia che collega le due località. Il bello di camminare sul Sentiero Italia è che incontri la gente dei luoghi, i suoi abitanti che con il volto sorridente e fiero scambiano qualche parola con noi viandanti. Marcellinara si trova alle pendici del Monte di Tiriolo e scende, a balzi, verso la depressione più profonda del rilievo calabrese detta “Gola di Marcellinara” o anche “Garrupa”, ad un’altitudine di 221 m s.l.m. A sud del paese si trova la sella di Marcellinara, il punto più basso (250 m s.l.m.) e più stretto dell’Appennino calabro. La leggenda racconta che questa è la mitica terra dei Feaci, secondo la ricostruzione che lo studioso tedesco Armin Wolf fa delle peregrinazioni di Ulisse. Il Golfo di S. Eufemia, alla foce del fiume Amato, è il luogo dell’incontro di Ulisse con Nausicaa, che lo studioso individua con i “lavatoi” di Marcellinara, sito in cui le donne si recavano per fare il bucato lavando i panni sulla pietra dalla tipica forma di lavatoi (stricaturi).

La zona di Tiriolo posta proprio sopra l’abitato di Marcellinara è, sempre secondo lo storico, la residenza di Alcinoo; il Golfo di Squillace, alla foce del fiume Corace, è il luogo da cui Ulisse, accompagnato dai Feaci, partì per l’ultima tappa verso Itaca. Sulla via incontriamo Luciano, un abitante di Marcellinara, che ci racconta un’antica credenza secondo la quale in una chiesa nei pressi della piazza principale, si venera la reliquia della Madonna del Sacro Capello che la tradizione vuole corrisponda ad un capello della Vergine Maria. Lasciamo il centro storico di Marcellinara, raggiungendo Tiriolo, attraversando un sentiero tra piante, anche secolari, di ulivo e querce. Siamo su Corso Garibaldi dove gli storici palazzi custodiscono eleganti portali e finestre. Sulla via scambiamo qualche battuta con gli abitanti, in particolare con saggi anziani, che ci raccontano dei loro pellegrinaggi giovanili verso il luogo della nostra meta, Madonna di Porto.  Proseguiamo salendo verso il monte Tiriolo, dalla cui sommità ammiriamo il più bel panorama d’Italia, così come lo definisce un cartello posto all’ingresso dell’antico comune di Tiriolo. Dalla cresta verso sud est si vede Catanzaro e l’intero golfo di Squillace, a sud le Serre Calabre e parte della Sicilia settentrionale ed ancora, il mar Tirreno con le isole Eolie, in particolare lo “Stromboli” ed il fumante pennacchio, mentre a nord la Sila Piccola. Poco prima di imboccare la cresta, ci fermiamo all’ingresso di una grotta il cui percorso si perde nelle viscere del monte, chiamata di “Re Niliu”. La leggenda racconta che, il principe Niliu s’invaghì di una giovane popolana, con la quale compì una fuga d’amore contro il volere dei genitori, che gli augurarono di sciogliersi come cera ogni volta che fosse stato colpito dal sole. Niliu continuò ad incontrare la popolana soltanto di notte nel lungo cunicolo che, dalla cima del monte arriva fino al mare. Il giovane viene avvisato del sorgere del sole dal canto del gallo e così, l’affascinante storia, continua fino a quando le fate decidono di non far cantare il gallo.  Nella fatidica alba, beccato dai raggi del sole, Niliu, in preda alla disperazione, al servo fedele che chiede conto del lascito delle ricchezze, predice di lasciare tutto al diavolo, il quale a sua volta, lo nasconde nelle viscere del monte. L’incantesimo si può solo interrompere con il ricorso alla pratica diabolica.

Intanto, percorriamo tutta la cresta rocciosa con molta attenzione, dando uno sguardo, qua e là, ai panorami mozzafiato. Qualcuno dice che sembra di trovarsi su un “piccolo Pollino”, tanto è bello quassù. Lasciamo la cresta e scendiamo per intraprendere la “via dei francesi”, fino ad un incrocio con una carrareccia che porta verso la cima di Monte Farinella e alla torre di avvistamento incendi. Lungo il percorso ci fermiamo, per la pausa colazione, nei pressi di un caratteristico masso chiamato “Pietra del Rospo”, per la somiglianza con il simpatico anfibio. Dopo il breve riposo, riprendiamo il cammino circondati da bellissimi esemplari di castagno, con i classici colori dell’autunno, per poi raggiungere il luogo mariano di “Madonna di Porto”, nella valle del fiume Corace, nel comune di Gimigliano. La storia di questi luoghi nasce nel 1751, ed è legata ad un giovane chiamato Pietro Gatto, costretto a nascondersi nei boschi di questa zona per non cadere nelle mani della giustizia.  Una notte, gli apparve in sogno la Madonna che gli indicò il luogo dove innalzare un altare a lei dedicato. Il giovane decise di eseguire quanto richiesto e costruì una “cona”, in maniera goffa e maldestra, e vi fece dipingere l’immagine della Madonna di Costantinopoli. Il giovane si convertì e si fece chiamare Fra Costantino, fissando la sua dimora nel “romitaggio” che sorge nei pressi della “Cona”. Da quell’anno, grazie anche ai miracoli avvenuti, venne costruito l’attuale Santuario, elevato da Papa Francesco nel 2013 a Basilica Minore.

Questo è il Sentiero Italia, la via pedonale più lunga del mondo, 6880 km di emozioni, storia, cultura e tradizioni che ogni amante del cammino non può rinunciare.

Marco Garcea – Accompagnatore Sezionale Escursionismo Cai